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Ecco la generazione Fidgital Ecco la generazione Fidgital
24/05/2013

Un popolo che si riconosce per gli stessi comportamenti in pubblico: postura gobba, asocialità, mano protesa a sorreggere un telefonino a pochi centimetri dagli occhi. C'è chi ha coniato un termine per riconoscerli, il New York Times: Fidgital. Questo neologismo sta a rappresentare tutte quelle persone che hanno un rapporto morboso con lo smartphone, quasi malato. Riconoscerli è semplice, sono quei soggetti che anche durante un'uscita a due stentano a guardare in faccia il proprio interlocutore perchè esso non è più la persona che hanno di fronte, ma è il loro cellulare, quel cordone ombelicale che li lega a madre rete e dal quale sono diventati dipendenti. Un dato sconcertante arriva agli Stati Uniti e riguarda il sonno dei giovani in età compresa tra i 18 e i 29 anni. Di questi, il 50% si sveglia durante la notte per controllare se qualcuno gli ha scritto o se ci sono novità dalla sua infosfera social. Dalle ore di veglia passate attaccate ai cellulari si passa quindi addirittura alle ore di sonno, e il comportamento dei fidgital potrebbe profilarsi come un disturbo propriamente psicologico dei giorni nostri: "dipendenza da social media". Dati sconvolgenti arrivano da una ricerca dell'ICMPA e della Salzburg Academy on media & Global Change. L'esperimento svolto nel 2011 consisteva nel privare 1000 studenti universitari dal proprio smartphone, e da ogni altro tipo di device che desse la possibilità di connettersi a intenret, per 24 ore. I risultati lasciano sbalorditi in quanto la maggior parte dei partecipanti hanno presentato cambiamenti di umore repentini passando dalla noia, alla frustrazione, fino a mostrare sintomi della depressione e crisi di astinenza. Un altro risultato importante da tenere in considerazione è il modo in cui questa astinenza da connessione ha avuto effetti sul rapporto con gli altri e con se stessi. Il campione di ragazzi analizzato ha presentato casi di soggetti che hanno analizzato ha presentato casi di soggetti che hanno dichiarato di non riuscire a descrivere i propri sentimenti senza social e di sentirsi in una fase di stallo, quasi perduti e senza scopo nel momento in cui si trovavano da soli. "Continuavo  a scendere in cucina e rimanevo a fissare la credenza, oppure mi facevo un drink, a ciclo continuo". Gli effetti di autointrospezione che questo esperimento ha avuto sui ragazzi è stato rilevante. Una parte di essi si è resa conto che lo smartphone è un elemento irrinunciabile della loro vita in modo eccessivo, e l'altra parte ha imparato a riapprezzare i piaceri semplici dello stare insime senza interruzioni. Tutto questo non per dire che lo smartphone, e la connessione più in generale, siano un nemico dell'umanità, ma solo per cercare di conoscere meglio l'oggetto che è entrato in tutto e per tutto nelle nostre vite. Basti pensare che nel 2012 il tempo che le persone passano con il proprio device è aumentato del 63%. Quella che il giornalista di questo interessante articolo lancia, è una sfida di unplugged: spegnere per 24 ore il cellulare. Potremmo imparare molte cose sui social media e scoprirne molte altre su noi stessi.



Fonte: Panorama
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