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Economia digitale: l'Italia  un Paese arretrato. Economia digitale: l'Italia un Paese arretrato.
28/01/2014

Secondo i dati raccolti da Boston Consulting Group sulla Internet Economy, essere un imprenditore digitale in Italia è molto difficle, se non impossibile.

A livello mondiale la Internet Economy entro il 2016 avrà prodotto 4,2 trilioni di dollari nelle economie degli Stati del G20. Se tenessimo conto di essa come un vero e proprio Stato, sarebbe il quinto al mondo dopo USA, Cina, Giappone e India. La IE attualmente contribuisce per il 5-9% del Pil nei Paesi industrializzati e per il 15-25 in quelli in via di sviluppo. Nonostante questa forte influenza positiva sul sistema economico però l'economia digitale continua a non riuscire a sconfiggere alcune forti resistenze al suo sviluppo. A Boston queste opposizioni vengono denominate come e-friction: fattori che possono impedire a consumatori, aziende e altri di prendere parte a pieno titolo nella Internet Economy nazionale e internazionale.

Il team di ricerca del BCG (Boston Consulting Group) ha raggruppato questi e-friction in quattro macroaree che sono:
-informazione
-individui
-infrastrutture
-industria
Nel caso specifico dell'Italia la nostra situazione è quella di un Paese davvero arretrato dal punto di vista del potenziale di sviluppo, basti pensare che siamo terzultimi per disponibilità di capitale di rischio per nuove avventure imprenditoriali (capital venture) e penultimi per facilità di accesso al capitale (prestiti) sul totale delle nazioni prese in considerazione. Ma soprattutto a mancare sono
le competenze informatiche che formano la cosiddetta alfabetizzazione digitale sia dalla parte dei tecnici che da quella degli utilizzatori e rispetto alla quale ci troviamo posizionati al 55esimo posto su un totale di 65.
Gli unici due risultati positivi sono il 13esimo posto nella classifica della libertà di Internet, che al contrario di quella di stampa è ancora parecchio permissiva e il 20esimo per la diffusione di Internet in versione mobile.
I primi classificati sono senza ombra di dubbio i soliti avanzati Paesi Scandinavi ai quali sembra impossibile da parte nostra anche solo avvicinarsi data la posizione di coda in cui ci troviamo appena prima della Bulgaria, della Grecia e dell'Ucraina. Il discorso dell'arettratezza digitale assume una certa rilevanza se si pensa che nelle nazioni in cui gli e-friction non verranno risolti, sarà impossibile usufruire del forte impatto che l'Internet Economy ha in termini di crescita di posti di lavoro. Per quanto riguarda gli effetti del ricorso al web sulle PMI, nei Paesi in cui il web marketing viene utilizzato si riscontra il 50% in più di possibilità di vendere i propri profotti e servizi al di fuori della propria regione di appartenenza.
Già nell'edizione precedente del 2012 il BCG presentava l'Italia come un Paese ritardatario e anche quest'anno la situazione non è migliorata, anzi. La soluzione che arriva dal team di Boston è quella di adottare politiche smart e adattivi, cioè un approccio alla tecnologia per prove ed errori.
Nei fatti cosa bisognerebbe fare per rimanere al passo?
-formazione di una forza lavoro maggiormente specializzata
-investimenti di medio-lungo termine in infrastrutture per la connettività
-governo che regoli lo sviluppo globale della tecnologia senza intralciare le imprese private


Fonte: Wired
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TAGS:  capital venture |  digital economy |  forza lavoro specializzata |  informazione |  infrastrutture tecnologiche |  internet economy |  sms |  tecnologia | 


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