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Approvata la Web Tax Approvata la Web Tax
16/12/2013

La Web Tax è stata approvata in commissione Bilancio della Camera venerdì e da quella sera hanno cominciato a susseguirsi le reazioni contrarie di molti esponenti politucu tra i quali il neoeletto segretario del PD, Matteo Renzi. Il pensiero comune di chi è contrario a questo provvedimento, in primis Renzi, è che l'Italia approvandolo rischierebbe di dare l'idea di un paese che rifiuta l'innovazione agli occhi della comunità nazionale. Secondo Simone Crolla, consigliere delegato dell'American chamber of Commerce in Italy bisognerebbe che gli ispiratori di qusta imposta riflettessero sul danno di immagine provocato all'Italia nel tentativo di assoggettare le aziende digitali estere alle normative fiscali italiane, a danno sia dei consumatori che dei produttori. Il fatto strano è che dalle web company in questione non arriva nessun commento, la redazione di Wired ha contattato le sedi italiane di Amazon e Google e la risposta è stata solo una, la stessa:"Sulle tasse la nostra posizione è sempre la stessa."Le paghiamo rispettando le leggi di ogni singolo Paese". Questo dovrebbe far riflettere sul fatto che se il testo dovesse essere approvato così immutato ne risentirebbe l'economia italiana e non di certo le finanze di Facebook, Google o Twitter. La Google Tax porrebbe il Belpaese in una posizione delicata all'interno dell'Europa in quanto la sua approvazione andrebbe contro l'attuale regolamentazione comunitaria per cui le persone che operano legalmente in uno stato membro  possono esercitare un'attività economica in un altro Stato membro in modo stabile o forinre i propri servizi in altri Stati membri  su base temporanea pur rimanendo nel Paese d'origine. Ciò presuppone prima di tutto l'abolizione di ogni discriminazione basata sulla nazionalità, in più l'adozione di norme volte a facilitarne l'esercizio in armonia con quelle dell'UE. La Web Tax prevede nettamente il contrario alzando i confini tra il nosro Paese e il resto dell'Europa. Il punto cruciale è espresso chiaramente da Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente Bocconi:"Se chi vende pubblicità online, da Google a un sito asiatico specializzato su cui un’azienda italiana di macchinari deve acquistare uno spazio, dovesse decidere di non farlo più in Italia per non sottostare agli obblighi della Web tax, onerosi soprattutto per chi raccoglie poche decine di migliaia di euro dagli investitori del nostro paese, saremmo tagliati fuori dal flusso pubblicitario globale. Per racimolare poche decine di milioni di euro di tasse si causerebbero danni enormi alle imprese". Abbiamo spesso parlato sul nostro Portale di e-commerce come fenomeno che sta prendendo sempre più piede in Italia e la Web Tax troncherebbe le gambe anche a questo, visto il principio sostenuto da Boccia. Un'estenzione della regolamentazione finanziaria in questa direzione sarebbe una mazzata per un commercio che sta prendendo piede proprio adesso e che è ancora fermo al 3%.


Fonte: Wired
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